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I teli dipinti di Federica Berner, un inventario ideale
nei cantieri navali di Pisa
I teli dipinti con
ruvida primitività, con vivificante slancio, questi teli
occupati da larghe figure dalle mani nodose e grandi
redatte goffamente – in un caso, emblematico (la cifra
dell’intero ciclo), le mani enormi, deformate-nobilitate
dal lavoro – per di più figure tracciate da Federica
Berner con disegno sommario e rapidissima stesura
cromatica, e con ricercata semplicità figurale,
parrebbero, se osservati tutti assieme, annunci di ben
altre e più grandi tele: le vele issate sui pennoni
delle barche, dei navicelli, d’ogni vascelletto, d’altro
naviglio più grandicello, fino a comprendere le più
eleganti-sofisticate imbarcazioni che, tutte nuove,
escono bel belle dai cantieri pisani per tentare il
mare. E finiscono per ricordare altre più remote vele:
quelle dipinte proprio da queste parti, il secolo
scorso, dall’anarchico Lorenzo Viani. Diresti pure che
in queste tele di Federica Berner è evocato
simbolicamente un altro cantiere creativo che, sotto la
guida esperta d’un nocchiero d’eccezione, Giorgio
Upiglio, produce invece di navi libri d’artista e altre
carte incise, in grado tuttavia d’analoga navigazione:
l’atelier di Grafica U, in via Fara, a Milano.
Parrebbe inevitabile e
fors’anche necessario pure il ricorso a Galileo, nel
prendere atto del lavoro svolto sul campo, in cantiere,
da Federica Berner. Penso a quand’ella, preciserò, si è
dedicata all’inventario delle attività svolte nei
cantieri pisani con puntiglioso rigore
socioantropologico e tecnologico e tutta la libertà
fantasmatica dell’artista. Il ricorso ovviamente è al
Galileo che descrive mirabilmente l’Arsenale di Venezia.
Per poter arrivare a dire, filosofando con lo
scienziato, d’una tecnica che si fa scienza nel
diffalcare le insensatezze dalle cose sensate e certe,
per poi raggiungere l’atto del riscatto della tekné
greca ch’è il sale dell’Encyclopédie di
Diderot, e dunque la scena odierna in cui, finalmente,
il “fare”, questo particolarissimo dei cantieri navali,
domanda suo specifico e pieno riconoscimento e sua
peculiare valorizzazione.
Vi è affinità tra
l’idea di Federica tesa a testimoniare pittoricamente il
lavoro dei cantieri pisani facendo d’ogni figura
rappresentata sui teli l’impronta ad un tempo eroica e
veridica di tale professionalità e il segno di un mito e
d’una eroica storia, confluenti per di più in una sfida
ch’è tutt’ora attuale e viva facente leva proprio sulla
nobiltà del lavoro manuale (quale è stata illustrata,
per esempio, dal Mahatma Gandi). Vi è affinità palese, a
mio avviso, tra i summentovati riferimenti e questi teli
dipinti. Inoltre, in questi ultimi vi è anche da
considerare il valore aggiunto del dato artistico, con
sua attrattiva estetica nobilitante. Dato che i mestieri
raffigurati da Berner riecheggiando, mi pare, certo
“antigrazioso” di Carlo Carrà, dalle cucitrici di vele
agli specialisti delle carenature, a quant’altri,
possono dirsi vessilli felicitanti di quest’attività di
cantiere. Pitture promotrici d’una nuova visibilità e
vita, del cantiere e della sua “gente”.
E allora potresti
concludere affermando che, in mostra, ogni figura
dipinta va gonfiandosi come vela al vento sotto il
soffio audace di Zefiro (penso a Sandro Botticelli, sì)
finendo con il proporre – congetturalmente, s’intende –
un’originale metafora d’una nuova navigazione sui
vascelli epistemologici descritti, ognuno a suo modo, da
Popper e da Gombrich, quegli stessi vascelli che possono
condurci, rinnovando il “folle volo” dantesco, ad
inesplorata esperienza cognitiva.
Milano (AA.BB.AA. di
Brera) 2009-03-11
Rolando Bellini
P.S. - Fuor di
metafora (ma questi teli sono metafore), queste pitture
di Federica bruciano: chiamano in causa persone fisiche
– da intervistare – e il nodo scottante del
rilancio-valorizzazione dell’incubatore “cantieri”
pisani e fors’anche non. Dunque il nodo del nuovo
problematico porto di Pisa, che da tempo, con tutti i
suoi antichi e attualissimi saperi, i suoi lavoratori
specializzati, è sempre più a rischio. Chiama in causa
il delicato equilibrio ambientale, molto altro ancora.
La pittura spesso dice oltre ogni possibile dire. E
questi teli dipinti sottolineano, a loro modo, tutto ciò
e il fascino di veder navigare ancora i “gonfaloni”
dell’antica repubblica marinara di Pisa, patrimonio
dell’intero Mare Mediterraneo. |